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tarantola3“Posti in piedi”  alla Bulesca per i 170 partecipanti all’ultima riunione di Magna Grecia che, nel suo solito appuntamento culturale, ha toccato un tema particolare: il ballo della Pizzica, detto anche Taranta. tarantolam
Chiariamo subito che la tarantola è un ragnetto dalle più che rispettabili dimensioni che, secondo la credenza popolare, con il suo morso poteva provocare una condizione patologica, detta tarantismo, caratterizzata da una situazione di malessere generale ed una sintomatologia simile all'epilessia. Si riteneva fosse possibile neutralizzare gli effetti del veleno saltando e sudando copiosamente: da ciò nacque la convinzione che la danza potesse guarire dalla malattia. Il termine taranta è infatti usato anche come sinonimo di "pizzica", e il genere musicale generato è culturalmente connesso al tarantismo. In sintesi, secondo la “vulgata” la Pizzica del Salento nasce come ballo “curativo” del morso inferto dalla Tarantola alle persone che durante la primavera/estate si recavano nei campi per il raccolto.
Lasciando le credenze popolari e guardando alla storia della danza, scopriamo che la “pizzica pizzica”, secondo la sua denominazione tradizionale, appartiene alla grande famiglia della “Tarantelle” e veniva ballata non solo nel Salento ma in tutta la Puglia centro meridionale ed in Basilicata. Nella versione salentina, il ballo segue uno schema particolare che accentua, prima, il gesto di schiacciare il ragno con il piede e, poi, la “fase terapeutica” individuata nella danza. Ovviamente, il ritmo del tamburello, con il suo crescendo dal “lento al frenetico”, vuole rappresentare il battito del cuore.
specchiaPer illustrare le caratteristiche del ballo, Carla e Giovanni si sono rivolti a Ilaria Specchia, impareggiabile coreografa/ballerina di “Nero Taranta”, un gruppo composto da 6 ballerine, un ballerino ed un tamburellista, che vuole far conoscere e diffondere il folclore salentino. Nell’occasione, il complesso era accompagnato dal suono di un’arpa, che ha contribuito a sottolineare i momenti più pacati o densi di pathos della performance.tarantola2
Nella sua esibizione “Nero Taranta” ha fatto rivivere a tutti gli astanti varie fasi emblematiche della vita del profondo Sud, toccando  i temi della condizione della donna, nei suoi molteplici ruoli di moglie, madre, “operatrice” domestica e dei campi, della durezza del lavoro agricolo, per passare poi al dolore della malattia, allo sforzo per ottenere la guarigione, sino alla gioia sfrenata per ritrovata normalità. Un quadro vivente che ha rappresentato uno spaccato di vita con coreografie ora drammatiche, ora dense di gioia ma che, comunque, rappresentano la perfetta metafora dell’esistenza quotidiana,  caratteristica di un periodo storico non troppo lontano del nostro Meridione.
tarantola4Al termine della performance molti dei presenti si sono lasciati coinvolgere dagli inviti delle ballerine ed hanno invaso la pista, lanciandosi in sfrenate movenze che, se non determinate dal morso di qualche “ragnetto”, erano comunque sintomo di un’intima gioia e di una partecipazione emotiva  provocate dal ritmo della musica e dal fascino che ne promanava. Dopo la lunga ed affollata “sessione curativa di gruppo”, in cui sono state sperimentate le  “proprietà farmacologiche” della pizzica, la fase terapeutica si è conclusa con le prelibate medicine sfornate dalla cucina del ristorante. A dimostrazione della completa guarigione, la serata si è conclusa con una corale adesione ad una nuova sessione musicale, questa volta dedicata ai balli latino-americani.